Una nuova acquisizione per la GNL: l’orologio da parata raffigurante il Trionfo della Verità su Padre Tempo

Una nuova acquisizione per la Galleria Nazionale della Liguria

Intagliatore genovese su progetto di Domenico Parodi

Orologio da parata raffigurante il Trionfo della Verità sul Padre Tempo
1700-1720 circa

legno scolpito, dipinto e dorato

cm 220 x 200 ca.

Il patrimonio della Galleria Nazionale della Liguria continua ad arricchirsi grazie agli acquisti del Ministero della Cultura e a generose donazioni da parte di privati. Dopo il recente arrivo nelle collezioni statali delle sculture in maiolica raffiguranti una Coppia di contadini, realizzate dalla manifattura genovese Moreno a fine Ottocento, nel corso del mese di maggio verranno presentate al pubblico quattro nuove acquisizioni. Si tratta di opere realizzate tra la fine del Seicento e la metà del Novecento, accomunate dal fatto di essere preziose testimonianze legate in vario modo alla cultura artistica e al territorio della Liguria che andranno ad arricchire ulteriormente la prestigiosa raccolta statale.

Il grandioso Orologio, che verrà presentato al pubblico mercoledì 8 maggio alle 16.00, è un raro esempio dei sontuosi arredi che impreziosivano le dimore genovesi d’età barocca. L’opera, realizzata in legno dipinto e dorato, raffigura il Trionfo della Verità sul Padre Tempo. Egli è raffigurato in basso, con ali, clessidra e falce, mentre la Verità, con ali di farfalla, è scolpita in alto. I piccoli zefiri che svolazzano loro attorno, tirando preziosi cordoni, liberano dallo scenografico drappo il quadrante dell’orologio, circondato dai simboli zodiacali.

Riferita dalle fonti storiche ad Anton Maria Maragliano (Genova, 1664 – 1739), l’opera, la cui esecuzione e collocabile tra l’ultimo decennio del Seicento e l’inizio del Settecento, è da ricondursi invece all’ambito di Filippo e Domenico Parodi (Genova, 1672-1742). La bottega di Filippo Parodi, uno dei massimi scultori barocchi genovesi, venne ereditata dal figlio Domenico nel 1702 e a quest’ultimo si deve la progettazione dell’insieme, caratterizzato da riferimenti alla cultura barocca romana, mentre a un ignoto intagliatore, attivo nel suo atelier spetta l’esecuzione.

Il complesso scultoreo venne probabilmente realizzato su commissione di Giovanni Filippo del ramo degli Spinola di Lerma per la dimora di famiglia di via degli Orefici. Nel palazzo, oggi noto come Lercari Spinola, sono infatti documentati a inizio Settecento alcuni lavori di decorazione affidati da Giovanni Filippo alla bottega di Domenico Parodi. Nel 1859 l’orologio venne trasferito nel palazzo Spinola all’Acquasola in via Roma (attuale sede della Prefettura) e qualche decennio dopo nel castello di Lerma, nel Basso Piemonte. Qui, a metà Novecento, due dei tre putti dorati che componevano l’insieme vennero sottratti, pertanto nel corso del recente restauro condotto da Nino Silvestri, sono stati rifatti sulla base delle fotografie storiche del manufatto.